TECNOLOGIA E
PRODUZIONE
Il
legno lamellare è ancora indubbiamente legno e di questo mantiene tutti i
pregi, ma è anche un prodotto nuovo, un prodotto industriale che attraverso il
procedimento tecnologico supera i difetti propri del legno massello.
Il processo di produzione del legno lamellare incollato è l’insieme delle
operazioni eseguite in appositi stabilimenti, che consistono essenzialmente
nella riduzione del tronco in assi e nella loro ricomposizione, tramite
incollaggio, fino a dare origine a elementi di forma e dimensione prestabilita.
Il processo tecnologico consiste nelle seguenti fasi:
- Scelta del legname -
Le
caratteristiche tecniche del prodotto finito dipendono dal materiale di base.
E’ ovvio che per ottenere risultati attendibili, occorre partire da una
materia prima avente caratteristiche il più omogenee e uniformi possibile.
Qualsiasi
tipo di legname può essere potenzialmente utilizzato per tale tecnologia, anche
se scelte tecnico-economiche indirizzano, di fatto, l’industria produttrice
all’uso di legnami facilmente reperibili, incollabili e meno costosi,
compatibilmente ai requisiti richiesti. In Europa si utilizza quindi quasi
esclusivamente l’abete rosso, per lavorazioni speciali talvolta il pino
silvestre, il larice e il rovere.
Le essenze legnose vengono suddivise, per il legno lamellare, in due categorie o
classi, che ne individuano la qualità e le caratteristiche fisico-meccaniche e
che condizionano i valori delle corrispondenti tensioni massime ammissibili.
Tali classi o categorie sono (secondo le DIN 1052):
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I Categoria: |
legno scelto senza traccia di putredine o danni di insetti, inclinazione massima della direzione delle fibre rispetto alla direzione della tavola non superiore al 10%, nodi sani, non raggruppati, con diametro massimo pari a 30 mm, peso specifico non superiore a 500 Kg/mc (al 20% di umidità) e spessore medio annuo di crescita del tronco non superiore a 3 mm. |
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II Categoria: |
legno scelto con criteri meno rigidi, tuttavia senza traccia di putredine o danni di insetti, ma con tolleranze maggiori di diametro dei nodi (fino a 40 mm), inclinazione di fibre (fino al 12%), pesi specifici non inferiori a 400 Kg/mc (al 20% di umidità) e spessore medio annuo di crescita non superiore a 4 mm. |
- Dimensioni del materiale -
La normativa DIN, mentre non fissa la lunghezza minima delle assi, ne limita invece lo spessore e la sezione trasversale e precisamente:
a) l’area della sezione trasversale massima non deve superare 60 cm2
(per legni di conifera), 50 cm2
(per legni di latifoglia);
b) la massima larghezza consentita è pari a 25 cm per la singola lamella
con uno spessore non superiore a 30 mm, anche se
può essere aumentato fino a 40 mm in elementi costruttivi diritti,
i quali non siano esposti a variazioni climatiche rilevanti.
Nella
pratica costruttiva le lamelle hanno uno spessore finito intorno ai 33 mm e una
larghezza pari a quella della sezione trasversale dell’elemento strutturale,
normalmente variabile fra 10 e 22 cm, con variazioni modulari di 2 cm e
lunghezza delle lamelle di 400-500 cm.
Nelle travi curve, per limitare le tensioni di curvatura che possono nascere in
direzione sia parallela sia normale alle fibre, il raggio di curvatura degli
elementi strutturali in lamellare deve essere pari almeno a 200 volte lo
spessore delle singole lamelle.
- Essiccazione -
L’essicazione
è l’operazione tesa a ottenere quel grado di umidità del legno compatibile
col tipo di colla e, soprattutto, confacente alla destinazione delle strutture.
Generalmente essa deve essere compresa fra il 7 e il 16%. Fra due lamelle
successive però la differenza di umidità non deve superare il 4%.
Gli
impianti per la produzione del lamellare dispongono di essiccatoi. Il legname è
messo nelle celle di essiccazione e portato al grado di umidità necessario alla
lavorazione ed alla resistenza richiesta. Dopo l’essicazione, poiché il tasso
di umidità non è regolare all’interno di una stessa lamella, essendo più
basso in periferia che al centro, le lamelle vengono lasciate riposare per due,
tre giorni all’interno dello stabilimento prima di essere portate alla linea
di lavorazione.
- Controllo della qualità delle tavole -
Prima
della giuntatura le tavole subiscono un controllo dell’umidità e della
difettosità, più o meno automatizzato a seconda dell’azienda, il quale porta
all’eliminazione dei difetti più gravi e delle eventuali sacche di umidità.
La
verifica dell’umidità (Fig. 1) avviene sulle lamelle prima della loro
intestazione per mezzo di test selezionatore tipo passa-non passa. Se l’umidità
rilevata nelle lamelle è compresa fra i limiti prefissati, un segnale verde
consente il proseguimento delle operazioni, altrimenti il segnale rosso lo
arresta fino alla rimozione del pezzo fuori controllo. Le condizioni ambientali,
invece, sono costantemente registrate su apposite carte che segnalano eventuali
anomalie, evidenziando i valori che superano i limiti inferiori e superiori
delle bande di controllo. Queste verifiche interessano tutto il reparto dove si
svolgono le lavorazioni, che si succedono a cascata, dal deposito delle lamelle,
alla loro intestazione, piallatura, incollaggio, sovrapposizione e pressaggio.
Contemporaneamente al controllo dell’umidità delle lamelle, viene effettuato
quello visivo degli eventuali difetti del legno
(Fig. 2), come per esempio l’eccessivo numero di nodi,
imbarcamenti, inclinazione delle fibre, cipollature, ecc. e vengono tagliate le
estremità delle assi, eliminando screpolature e fessurazioni di testa. Questa
fase deve essere affidata a maestranze qualificate e responsabili.
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- Giuntatura di testa -
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Per realizzare elementi strutturali di lunghezza maggiore della singola tavola o asse sono necessari giunzioni di testa. Di solito le giunzioni trasversali correnti fra le varie lamelle vengono effettuate con giunti detti a pettine o a dita (Fig. 3), e vengono opportunamente sfalsate al fine di non indebolire una stessa sezione trasversale o una zona dell’elemento strutturale.
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Questo tipo di giunto è oramai nella prassi
considerato come il più vantaggioso, in quanto consente di ottenere
un’ampia
superficie di incollaggio, una volta realizzata l’unione è autoserrante, e ha
bassi sfridi rispetto ad altri tipi di giunzioni quale ad esempio il bisello, detto anche a becco di flauto.
Successivamente
alla fresatura si ha l’incollaggio di testa delle tavole (Fig. 4),
effettuato da apposite macchine che applicano forze di compressione variabili in
relazione alla lunghezza dei denti dei giunti.
- Piallatura e calibratura delle tavole -
Le
tavole così composte vengono piallate, in modo da offrire superfici piane in
vista dell’incollaggio delle facce delle tavole per la successiva formazione
della trave. Questo tipo di operazione, unitamente alla calibratura attraverso
la quale si ottengono tavole di spessore costante, evita l’instaurarsi di
tensioni che possono dare luogo alla formazione di cretti durante la pressatura.
Inoltre la piallatura consente di ottenere superfici lisce, requisito molto
importante in fase di incollaggio.
- Incollaggio delle lamelle -
Le
colle e le operazioni di incollaggio costituiscono una fra le operazioni più
importanti e delicate dal punto di vista operativo e tecnologico. Gli incollanti
devono instaurare legami intermolecolari fra la colla stessa e le sostanze che
costituiscono il legno, cioè le fibre di cellulosa e lignina, in modo da
garantire, nel piano di incollaggio, lo stesso legame della corrispondente
essenza legnosa. Le resistenze fisico-meccaniche del collante devono essere
almeno eguali a quelle del legno, in modo che i piani di incollaggio non siano
piani preferenziali di rottura.
Le colle più comunemente usate nella pratica costruttiva sono:
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Colle a base di urea-formolo: |
queste colle, di colore bianco, hanno una tenuta mediocre, soprattutto se sottoposte a elevate temperature e quindi in presenza di notevoli escursioni termiche. Per contro presentano un costo abbastanza vantaggioso. Sconsigliabili per esterni e per elementi strutturali esposti agli agenti atmosferici. |
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Colle a base di resorcina-formaldeide: |
di colore rosso-bruno, sono tra le più usate perché più resistenti all’aggressione degli agenti atmosferici, specialmente in climi caldo-umidi, anche se sono le più onerose per costi fra le colle del legno; consentono ottime prestazioni in ambienti difficili e mantengono le proprie caratteristiche nel tempo. |
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Colle a base di melammina-urea-formaldeide: |
ultimamente molto utilizzate, queste colle sembrano offrire caratteristiche meccaniche assimilabili a quelle delle colle resorciniche e sono di colore bianco. La normativa attuale non consente comunque il loro utilizzo per strutture portanti all’aperto. |
L’applicazione
della colla sulle lamelle avviene automaticamente e il sistema attualmente
più utilizzato è quello della cosiddetta “incollatrice a fili” (Fig.
5) che consente di ottenere la realizzazione di un piano di incollaggio con
distribuzione abbastanza uniforme della colla. |
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Per realizzare
l’incollaggio fra le lamelle bisogna sottoporre l’elemento strutturale a
una pressione il più possibile uniforme; tale operazione viene effettuata
in apposite presse (Fig. 6). Le presse sono costituite da una
struttura fissa sulla quale si fa agire un meccanismo di pressatura
costituito normalmente da martinetti idraulici o pneumatici. L’operazione
di posizionamento delle lamelle e di chiusura della pressa deve essere fatta
il più rapidamente possibile, onde evitare che la colla cominci a indurire.
Per la chiusura delle presse si procede dal centro verso le estremità. Le
travi così realizzate rimangono in pressa per un periodo di 12 ore o più,
secondo il tipo di colla, la temperatura e la forma della trave. La temperatura ambiente non deve
comunque essere mai inferiore a 18° C. In caso di travi curve, si utilizza
un’altra pressa dotata di guide mobili che vengono posizionate secondo una
sagoma precedentemente disegnata sul suolo. Dalla
descrizione delle fasi di produzione fin qui condotta si intuisce
l’importanza del condizionamento dei locali di produzione; il legname non
deve variare il proprio contenuto idrometrico durante la produzione delle
travi poiché il processo chimico che sta alla base della polimerizzazione
delle colle è fortemente influenzato dalle condizioni termoigrometriche
dell’ambiente in cui esso avviene.
- Piallatura delle travi -
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Rimosse dalla pressa le travi sono lasciate 1-2 giorni a riposo all’interno dello stabilimento. Quindi fatte passare dentro una pialla fissa di forte capacità in modo da dare all’elemento lo spessore finito e rendere uniformi e lisce le superfici laterali (Fig. 7).
- Finitura e impregnazione -
Nel
reparto finitura (Fig. 8) la trave viene intestata realizzando le
sagomature di progetto, i fori ed i tagli necessari per l’assemblaggio di
elementi metallici.
L’ultima operazione in ordine di tempo consiste nell’applicazione di
prodotti impregnanti tramite semplice spennellatura, sostanze cioè con
funzione di preservare il legno da insetti, funghi, umidità e con un
pigmento che conferisca alle travi il colore voluto. Tale operazione
dovrebbe rientrare in seguito tra le operazioni di manutenzione ordinaria.